giovedì 11 ottobre 2007

I vantaggi del portare

Un bambino portato bene è un bambino che sta bene

Sulla pratica del portare, si potrebbe quasi riprendere parola per parola quel che si dice dell’allattamento.
Come l’allattamento, il portare ha assicurato fin dagli albori dell’umanità sia la sopravvivenza fisica dei piccoli d’uomo (il contatto permanente con la madre li proteggeva dagli animali feroci), sia il loro sviluppo psichico (è stato questo contatto permanente a permettre l’apprendimento, la trasmissione delle conoscenze e di conseguenza l’avvio della civilizzazione).
Come l’allattamento, il portare ha sofferto in epoca moderna di disamore. Si è voluto trasformare a forza gli uomini da "primati portatori" (e portati) a "primati nidicoli" (che, come gli uccelli, si sviluppano in un nido): i bambini dovrebbero quindi dormire in un luogo tranquillo, in una camera separata, in un lettino immobile.
Come l’allattamento, il portare ha conosciuto un ritorno in voga in occasione del " ritorno alla natura" degli anni 70: prima considerato una pratica da "sottosviluppati", si sono poi visti riapparire per le strade dei "bambini-marsupio" portati sul ventre delle loro madri (o dei loro padri).
Ma esattamente come allattare a lungo, portare a lungo è una rarità da noi: passata qualche settimana e qualche chilo (1), il bimbo si ritrova di solito nel passeggino, all'altezza dei tubi di scappamento.
Come l'allattamento, il portare è "fuori commercio". A parte l'acquisto del porta-bambino (che si può comunque benissimo fabbricare da sé), portare non costa nulla, mentre la puericultura moderna mira a convincere i neo-genitori di aver bisogno d'acquistare un'enorme quantità di articoli costosi e ingombranti.
Come l'allattamento, il portare è un'arte che s'impara per imitazione: nulla serve quanto vedere una madre portare il proprio piccolo, per aver voglia di fare altrettanto e per prenderci la mano, per imparare a avvolgere il tessuto e mettere il bimbo dentro...[...]
Come l'allattamento, il portare è piacevole per il bambino e per la madre (o il padre). Già questo dovrebbe bastare a giustificarlo, ma siccome abbiamo sempre bisogno di argomenti scientifici [...], ne elencheremo ora qualcuno.
La prima cosa che salta subito agli occhi ( o per meglio dire, che non salta alle orecchie!) è che i bambini portati piangono meno degli altri. Non tanto perché il pianto venga calmato dall'essere portati (anche se succede), quanto perché non hanno bisogno di piangere: lo stretto contatto con l'adulto fa sì che quest'ultimo si renda conto subito dei bisogni del bambino e possa soddisfarli senza aspettare. Uno studio del 1996 pubblicato su Pediatrics conferma questo dato: nel centinaio di bambini osservati, il portare riduceva il pianto del 43% di giorno e del 51% la notte.
Portare facilita l'attaccamento fra i genitori e il bambino, come dimostrato in un esperimento riportato su Lancet (1987). A due gruppi di madri appartenenti a contesti disagiati vennero distribuiti in maniera casuale dei porta-bambini in tessuto o delle seggioline di plastica e venne chiesto loro di servirsene regolarmente. A 13 mesi venne testata la qualità dell'attaccamento madre/bambino: l'83% dei bambini portati mostrò un attaccamento sicuro, contro il 38% dei bambini nella seggiolina.
Portare rinforza il sentimento di competenza e fiducia in sé dei genitori, che sanno di avere un mezzo certo per soddisfare i bisogni del bimbo (particolarmente importante nel caso di bambini con coliche o con un intenso bisogno di contatto fisico). Un mezzo che per di più permette di continuare ad occuparsi delle proprie faccende e prestare attenzione agli altri figli.
I bimbi portati ricevono molti più stimoli di quelli per delle ore da soli nelle loro camerette. Partecipano a tutte le attività della famiglia, ad "altezza d'uomo", sentendosi al sicuro grazie al contatto fisico. Tutti ciò permette uno sviluppo armonioso con la realtà, una vera implicazione nel mondo e uno sviluppo ricco e sottile di tutti i sensi (3).
Il cullamento prodotto stimola il sistema nervoso immaturo del bimbo (3) ed in particolar modo il sistema vestibolare (senso dell'equilibrio).
I bimbi che vengono portati a lungo sviluppano un buon tono muscolare del collo e del tronco, conseguenza della capacità di adattamento ai cambiamenti di posizione. Hanno in media uno sviluppo psico-motorio più rapido e più armonioso e, contrariamente a quello che si potrebbe pensare, spesso imparano a camminare prima.
La posizione tradizionale, che prevede le gambe ben divaricate (ad esempio nella posizione a cavalcioni sul fianco dell'adulto) gioca un ruolo preventivo nella displasia dell'anca; sappiamo ad esempio che i popoli dove i bambini vengono portati in questa maniera non conoscono praticamente mai problemi d lussazione dell'anca.
I vantaggi del portare sono evidenti in particolare nei bimbi prematuri (del resto è in quest'ambito che troviamo il maggior numero di studi scientifici). Per questi bambini nati quando ancora dovrebbero essere avvolti dalla placenta, il portare, chiamato da alcuni "a womb with a wiev" (un utero con gli occhi), prolunga la gestazione interrotta troppo presto. È il caso dei bimbi-canguro in Colombia (4), esperimento ripreso in alcuni centri di neonatologia europei: il bimbo, vestito solo del pannolino, viene portato in verticale pelle a pelle sul petto della mamma o del papà in maniera continuativa. Tutti gli studi (5) confermano che nei bambini che ricevono questo trattamento sviluppano il sonno è più profondo e i pianti più rari, le riserve d'energia sono meglio conservate, l'allattamento, il legame genitori/figlio più facile, l'aumento di peso più rapido e le infezioni più rare.

Note dell'autore
(1) e questo ancora di più perché i porta-bambini che si trovano solitamente in commercio provocano dolori alla schiena di chi porta.
(2) Cunningham N. Anisfield E, Casper V et Nozyce M, Infant carrying, bieasifeeding and mother-infant relations, Lancet, 1987. fév., 14, p. 379. (3) Per maggiori dettagli, vedere l'articolo Porter son bébé ou comment vivre en harmonie avec un petit enfant, Marie-France Morinaux.(4) Si veda in particolar modo il libro di N. Charpak. Z. de Calume et A. Hamel, La méthode kangourou. Comment les mères des enfants prématurés se substituent aux couveuses, ESF. 1996.(5) Ad esempio : Current knowlcdge about skin-to-skin (kangaroo) care for prcierm infants, Anderson GC, Breastfeeding Review, 2/8 1993 364-73.


Pubblicato su Allaiter Auourd'hui n° 40, LLL France 1999
Traduzione dal francese di Mommykoala

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